Roba da cinema, al festival di Venezia, ma non in sala proiezioni. Un Presidente della Repubblica in gran forma ha deciso di farci il regalo di confermare molte nostre osservazioni, sbugiardando i soccorritori indesiderati, che cercano sempre di attribuire alle sue parole un significato diverso da quello che hanno. Giorgio Napoletano fa politica in modo attivo, considerando il testo costituzionale una sorta di traccia, un punto di riferimento, ma non un binario sul quale far scorrere la sua presidenza.
Read more »Parole maligne
Repubblica fondata sul turpiloquio
Ci avviamo verso una repubblica del volgo. Lo si sente dal linguaggio ormai corrente dei suoi esponenti politici più in vista, un linguaggio volgare, nel senso letterale del volgo, appunto. Quando chiedete la ragione dell’indecenza delle battute di molti politici, sentite rispondere: «Ma così parla la gente!». I politici parlano (finalmente) come la gente al bar o sotto l’ombrellone. In realtà è un inganno: più la politica non sa argomentare e affrontare i grandi problemi, più aggredisce con la finta intimità dello scurrile.
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Il partito che non c'è
Al momento è difficile capire se, alla fine, il dissidio tra Fini e Berlusconi ci porterà ad elezioni anticipate oppure no. Se a questo esito si dovesse arrivare con l’offerta politica attuale, per molti cittadini non sarebbe semplice scegliere da che parte stare.
Read more »La politica dell’insulto
In un famoso film, in cui interpretava il ruolo di Giovanna d’Arco, un’incantevole Ingrid Bergman diceva a un capitano francese, rude soldataccio valoroso dal linguaggio colorito e sboccato, specie in battaglia: «Se proprio non potete farne a meno, capitano, dite "per le mie staffe"».
Read more »Italia ferma nell'ingorgo degli "ex"
Un personaggio segnato dalle rughe s’aggira fra i palazzi del potere. Non ha un nome, benché in gioventù ebbe un nome altisonante. Non ha una carica, o almeno non così solenne come quelle che rivestì in passato. Non ha più lustro, né energie per lustrare la sua targa d’ottone. Tuttavia non si contenta affatto dei ricordi. No: traffica, cospira, confabula, almanacca, e in conclusione non esce mai di scena. È l’ex
Read more »Jurassic Politik
Abbiamo la classe politica più vecchia del mondo democratico. Sia anagraficamente che come anzianità di servizio. Nell’età in cui, altrove, si scrivono le memorie, per raccontare come sono veramente andate le cose, da noi ancora si cerca di fare il gioco delle tre carte sul passato, in modo da guadagnarsi una porzione, o almeno qualche mozzico di futuro. Taluni dei protagonisti sono più che maturi per Villa Arzilla, altri si muovono ancora famelici, come nell’isola di Jurassic Park. La nostra è Jurassic Politik.
Read more »La politica curi la politica
Un governo tecnico rappresenterebbe il contrario della soluzione politica di cui c’è bisogno
LA VIA D’USCITA DALL’INSTABILITA'
La politica curi la politica
Un governo tecnico rappresenterebbe il contrario della soluzione politica di cui c’è bisogno
Read more »Tre idee opposte di repubblica
Al termine della votazione sulla sfiducia a Caliendo, un finiano avrebbe esclamato: «È finita la monarchia». È una perfetta descrizione del passaggio dei finiani allo schieramento antiberlusconiano. Non nel senso superficiale di una loro diversa collocazione parlamentare, ma nel senso profondo dell’adesione a una «idea di repubblica» opposta a quella incarnata da Berlusconi.
Read more »Dissenso e Provibiri
Stupisce che un partito che porta la «libertà » nel suo nome si esprima con tanta disinvoltura con il linguaggio dell’espulsione, della radiazione, dell’epurazione. Il partito che caccia via chi dissente è leninista, non liberale. E la non sopportazione della diversità bollata come minaccia e sabotaggio della «giusta linea», è un pezzo del ventesimo secolo che si perpetua in quello nuovo. È la malattia delle oligarchie e delle burocrazie di partito.
Read more »Un Paese senza politica
Quale sia davvero lo spirito del Paese dubito che possano dircelo i sondaggi. Meglio ascoltare se stessi e dare retta a quello che si avverte dentro e specialmente intorno a noi. C’è una sensazione che domina su tutte le altre, se non sbaglio: la sensazione che sono finiti i tempi felici. Fino a qualche tempo fa il Paese, pur con tutte le sue contraddizioni, appariva comunque orientato ad una visione positiva del proprio futuro. Aveva dei punti di riferimento sicuri. A cominciare da quelli fuori dei propri confini.
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