Per quanto tempo ancora le classi dirigenti europee adagiate nella vulgata europeista reggeranno alla pressione dei cambiamenti sempre più impetuosi che vanno manifestandosi tra le grandi masse dei loro Paesi?
Read more »La frattura culturale
Condannati all'incertezza monetaria
Di fronte alle notizie in arrivo dalla Grecia, che parlano di gravi disordini e di possibile instabilità politica, di fronte ai mugugni dei cittadini-elettori dei Paesi ricchi, che si esprimono con sempre minor consenso ai partiti di governo, c’è da domandarsi se il mondo della finanza non abbia, per caso, fatto i conti senza l’oste.
Read more »L’euro è stato un buon affare?
Gli eventi degli ultimi mesi hanno messo i nostri leader politici di fronte a un problema che nemmeno le previsioni più pessimistiche anteriori all’adesione alla zona euro avevano contemplato. Certo, il governo di Iveta Radičová si è rifiutato di partecipare al prestito accordato alla Grecia, ma in qualità di membri del Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) dovremo anche noi mettere mano al portafogli dopo la richiesta di aiuto da parte dell’Irlanda e del Portogallo.
Read more »Verso la bancarotta
L’Irlanda è sull'orlo della rovina economica. A sei mesi dal bailout da 85 miliardi di euro da parte dell’Ue e del Fmi, con il rating del debito appena un gradino sopra quello della spazzatura e la pressione sulle banche che comincia a estendersi ai depositi delle famiglie, potrebbe sembrare che il bailout dello scorso novembre si stia concludendo con un disonorevole flop. Al contrario: per gli architetti della Bce che lo hanno messo a punto, il bailout si sta rivelando un successo.
Read more »Inevitabile richiamo alla realtà
L’agenzia di rating «Standard&Poor’s», una sorta di angelo vendicatore i cui strali hanno scandito pressoché tutte le tappe della nuova fase della crisi finanziaria globale, ha abbassato ieri l’«outlook» del debito pubblico italiano, pur mantenendo all’Italia il suo «rating» attuale.
Read more »Debiti e sovranità
Se i debiti pubblici, quello greco in testa, fossero un problema per economisti, saremmo confusi ma sereni. Confusi perché non ci sono due economisti che la pensano allo stesso modo, semmai molti che riescono a pensarla in due modi diversi. Sereni perché, alla fine, una via d’uscita s’imbocca. Invece è una questione politica, che ha a che vedere con la sovranità nazionale: i singoli Paesi sono sempre meno sovrani, ma non c’è nulla di federale a raccogliere i loro poteri e compensare la perdita.
Read more »Un'Europa senza Grecia?
C'è una singola affusolata candelina che fa capolino sulla torta. L'Europa «festeggia», se così si può dire, il suo primo anno di austerità finanziaria. E lo fa con una notizia inquietante. La celebre testata tedesca «Der Spiegel» annuncia con squilli di tromba che misteriose «fonti governative» avrebbero spifferato l'imminente uscita della Grecia dall'Eurozona. Lo scoop sarebbe assicurato dall'aggiunta di un incontro segreto fra i Ministri europei con un odg sul caso greco e il ritorno alla dracma.
Read more »Euroschizofrenia
Siamo tutti presi dal mancato sostegno europeo all’Italia sulla questione dei migranti che sbarcano a Lampedusa, e non ci rendiamo conto che l’Europa è ai minimi della sua credibilità e coesione. Il Capo dello Stato ha avuto ragione a richiamare tutti a toni e parole più misurate, quando si accenna all’ipotesi di exit italiano da Schengen e dall’Europa. Ma in realtà è l’intera Europa, oggetto di un exit drama perché incapace di una exit strategy.
Read more »I veri nemici dell'euro
Non sarà la crisi portoghese a determinare il fallimento dell'euro, così come non lo fu un anno fa la crisi greca, o in autunno quella irlandese. L'euro sopravvive a queste ricorrenti turbolenze (anzi si rafforza, in un anno il suo valore rispetto al dollaro è aumentato del 16 per cento) per due motivi. Innanzitutto perché una generazione di politici europei ha legato la propria credibilità al successo dell'unione monetaria. Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, lo stesso Silvio Berlusconi sono pronti a tutto pur di non essere giudicati responsabili della fine dell'euro
Read more »Solo la crescita salverà l'euro
Il Consiglio europeo non ha convinto i mercati. Venerdì, quando sono state rese note le decisioni prese a Bruxelles, i differenziali dei rendimenti sui diversi titoli pubblici europei (misurati dall'indice Markit) si sono allargati, seppur di poco, da 186 a 192 punti, è cioè cresciuta, nelle aspettative degli investitori, la probabilità che qualche Paese risulti insolvente.
È il rischio di insolvenza che ormai preoccupa i mercati
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