Se ti viene in mente di dire che la Costituzione deve essere modificata, anche nella sua prima parte, c’è il rischio ti bollino quale nemico della civiltà. Se, invece, calpesti liberamente il testo esistente e plaudi al fatto che la Corte Costituzionale lo violi, può capitarti, come al professor Alessandro Pace, che ti eleggano presidente dell’associazione costituzionalisti.
Read more »I duellanti contro la costituzione
Signor direttore,
più il presidente Berlusconi alza i toni più il Presidente Napolitano risponde a tono. E più l'uno parla più l'altro straparla. Quello ad un popolo l'altro ad un altro. Che vuol dire? Che la nostra crisi è ormai drammatica e che sta entrando in una zona assai pericolosa.
L’uomo del Colle
L’uomo del Colle, Giorgio Napolitano, ha troppo mestiere e troppa esperienza per non accorgersi di quale significato ha assunto la sua condotta. Anche analisti prudenti e quirinalmente sensibili non possono fare a meno di osservare che la scena politica è occupata da due persone: Napolitano e Silvio Berlusconi. Non è affatto normale. Sul Colle più alto dovrebbero porsi una domanda: se questo capita al culmine di una campagna elettorale amministrativa, che cosa succederà all’approssimarsi delle elezioni politiche? Il rischio è di polverizzare la Costituzione.
Read more »Quirinale telefonico
Che Giorgio Napolitano abbia, o meno, telefonato a Pier Luigi Bersani, intrattenendolo sulle questioni libiche, è del tutto irrilevante. Ci sono quotidiani che lo affermano, o lo lasciano intendere, è c’è il Quirinale che smentisce. Crediamogli, ma la questione non cambia d’un capello: il problema non sono le mosse o i contatti segreti, bensì le posizioni ufficiali e pubbliche.
Read more »Coriandoli costituzionali
Che Paese è quello in cui i guardiani della Costituzione se ne fanno un baffo? L’Italia. E’ grave non solo che accada, ma che non sia avvertito come un problema, come se il frullato misto di furbizia, megalomania e tornaconto personale consenta qualsiasi cosa a chiunque, come se 150 anni non siano serviti a correggere le tare genetiche di uno Stato che non crede alle proprie leggi. Costituzione compresa.
Read more »NOI E IL BEL PAESE
Sono trascorsi 150 anni dall’Unità d’Italia e la famosa frase di Massimo D’Azeglio: ”Fatta l’Italia, ora bisogna fare gli italiani” ci sembra più che mai d’attualità. Il secolo e mezzo che ha segnato un periodo fondamentale della nostra storia, è maturato in una penisola che evidenzia l’indebolirsi dei legami personali e l’aumento delle paure per un futuro sempre più incerto. Quindi, come sono gli italiani del XXI Secolo e, soprattutto, quali prospettive offre loro un Paese inserito nell’Unione Europea, ma ancora tanto provinciale?
Read more »E' il presidente della Repubblica che scioglie le Camere. Ma non da solo
Partiamo dal dettato costituzionale. L’art. 88 Cost. riconduce l’atto di scioglimento alla titolarità del Presidente della Repubblica. Solo il Capo dello Stato, infatti, «può» sciogliere le Camere osservando tre limiti: uno di natura sostanziale e due di natura procedurale.
Per quanto riguarda il limite sostanziale, il secondo comma dell’art. 88, come modificato dalla l. cost. n. 1 del 1991, dispone che il Presidente non possa sciogliere le Camere «negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura»
Art. 41: se la Costituzione è un tappo per la crescita bisogna cambiarla
Secondo una tesi che Emma Marcegaglia ha ripetuto la modifica dell’articolo 41 della Costituzione è solo un “manifesto utile”. Così essa, con prudenza, si stacca un poco, ma non troppo, dalla tesi per cui si tratta di una riforma inutile, che Luigi Bersani espresse quando l’argomento fu messo all’ordine del giorno, dalla proposta del Ministro Tremonti di modificarlo, fatta lo scorso anno. Essa, a quanto risulta, all’epoca consisteva nella abrogazione del terzo comma, per affermare che tutto ciò che non è espressamente vietato è libero.
Read more »L’antigoverno
Se lo avesse fatto Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica, il parlamentare (comunista, scusate, non è colpa mia) Giorgio Napolitano gli avrebbe dato del golpista.
Se dal Quirinale si fossero permessi di interloquire con la piazza, nel mentre il Parlamento è impegnato a votare quel che i manifestanti avversano, si sarebbe sollevato un coro prepotente di critiche feroci, ma in epoche in cui la politica aveva ancora una qualche sostanza e i costituzionalisti non s’erano ridotti ad aver lingua solo per lappare.
La Costituzione fatta a pezzi
Berlusconi ha detto ieri che i magistrati sono criminali e che vanno come tali trattati. Lo aveva già anticipato parlando qualche giorno fa nell'improvvisato happening di fronte alla sua residenza romana, condendo il suo gravissimo ed ennesimo colpo alla Costituzione repubblicana con barzellette e linguaggio scurrile, quasi a voler allontanare l'attenzione dell'opinione pubblica da ciò che aveva pronunciato.
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