Non c'è manovra finanziaria varata da un governo, di destra o di sinistra, che non venga accusata di iniquità. I tagli di spesa e le misure anti-evasione, ripetiamo ogni volta, non sono selettive, colpiscono alla cieca, e quindi sono fondamentalmente ingiuste e inefficaci. Sì, è vero, e questa manovra non fa eccezione. Ma vogliamo chiederci perché?
A mio parere ci sono due ragioni distinte per cui le cose vanno così. La prima ragione ha a che fare con il tempo. I nostri politici sono abituati a varare le manovre finanziarie in poche settimane, avendo chiara soltanto l’entità della correzione da effettuare. Ma la stragrande maggioranza delle misure di cui da anni e anni si discute, a partire da quelle di riduzione degli sprechi, per essere efficaci richiedono un tempo di preparazione enormemente superiore a quello che i politici si danno.
Da alcuni anni mi occupo di sprechi nella Pubblica amministrazione, e vi posso assicurare che per costruire un indice di «virtuosità» o di efficienza delle Regioni, dei Comuni, degli atenei, delle Asl o dei tribunali ci vuole un lavoro enorme. Bisogna raccogliere i dati di base secondo schemi uniformi, bisogna essere in grado di riceverli tempestivamente (anziché con 2-3 anni di ritardo), bisogna costruire dei modelli matematico-statistici per analizzarli, bisogna discutere a fondo con utenti ed amministratori per capire i problemi anche in modo qualitativo, dal vivo e dall’interno. In breve ci vuole un’infrastruttura di conoscenza molto analitica, molto dettagliata, molto precisa. E per produrre una simile infrastruttura ci vuole tempo, parecchio tempo, diciamo almeno due anni
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