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La lenta decadenza della nostra politica

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In che Paese viviamo. Non lo sappiamo, visto che questa Italia è irriconoscibile, avendo avuto un cambiamento senza precedenti, in peggio. Di certo, è colpa della politica in generale che non è stata in grado di avvicinare i governanti e i governati, in contesto liberale e riformista. La caduta della Prima repubblica, in quel barbaro modo, ha lasciato un vuoto in cui, drammaticamente, si muove il Paese, non avendo trovato, dopo circa quindici anni, un punto di appoggio stabile nonché una guida ferma e riformatrice. In questa situazione, pesa il deficit di classe dirigente. Per aver spazzato via quella dell’ancien régime, la subentrata ha dimostrato tutti i suoi limiti, non avendo cultura politica e di governo,( ciò è dovuto anche al fatto che proviene dalla società civile in cui la politica è un optional e da partiti sconfitti dalla storia la cui ideologia era il fascismo e il comunismo), in grado di misurarsi con un Paese la cui pelle cambia di continuo a tal punto che non si riesce ancora a capire gli effetti che provocherà, prossimamente. In tempi malvagi, c’è da aspettarsi di tutto. In special modo, in un momento particolare come quello corrente in cui non ci sono più punti di riferimento a cui attestarsi e da cui prendere insegnamento. Ragion per cui, le parole come Stato, Nazione, famiglia, Resistenza, Liberazione, bene pubblico, sentire comune, etica, solidarismo, giustizia sociale sono passate di moda, visto che i pochi si rifanno ad esse, i molti, invece, tentano di demolirle e infischiarsene. C’è, quindi, una caduta spaventosa di valori che non depone bene per il Paese che, oltretutto, ha dato il meglio di sé nei momenti difficili. Forse è colpa del revisionismo e del relativismo, ma non è giusto e non è corretto che si imputi soltanto a loro la rimozione di storie patrie fatte di uomini, costumi e credenze.

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