C’è lo scontro istituzionale, è vero: preoccupante e inedito per la durezza, giunta - stavolta - fino alla sfida aperta tra capo del governo e Presidente della Repubblica. Ma dietro il conflitto che ha opposto - e probabilmente opporrà ancora nei giorni a venire - Napolitano e Berlusconi c’è molto altro.
A cominciare dall’oggetto dello scontro: la vita di una ragazza in stato vegetativo permanente da 17 anni. «Io non voglio la responsabilità della morte di Eluana», avrebbe detto il premier ai suoi ministri per convincerli a dire sì a un decreto legge che impedisse di sospendere alimentazione e idratazione ad Eluana Englaro. Il che, per deduzione, dovrebbe portare alla conclusione che chi a quel decreto si è poi opposto - Costituzione alla mano - si assume, appunto, la «responsabilità» di quella morte. Messa così, come è evidente, la discussione abbandona ogni profilo di civiltà, diventando quasi incommentabile. Proprio l’«oggetto» della disputa - la vita umana - avrebbe preteso che per una volta almeno la discussione mettesse da parte i calcoli politici e gli utili tatticismi, i tentativi di scaricabarile e le piccole astuzie politiche alle quali siamo abituati. Non è accaduto nemmeno stavolta: e al di là della gravità del conflitto istituzionale in atto, è questo che indigna e lascia senza parole.
Read »
Delicious
Digg
Facebook
Google
Yahoo
Technorati