L’agenzia di rating «Standard&Poor’s», una sorta di angelo vendicatore i cui strali hanno scandito pressoché tutte le tappe della nuova fase della crisi finanziaria globale, ha abbassato ieri l’«outlook» del debito pubblico italiano, pur mantenendo all’Italia il suo «rating» attuale.
Tradotto in italiano - per la grande maggioranza dei lettori che, a buon diritto, non conoscono bene il gergo della finanza - l’oracolo dell’economia globale di mercato ha sentenziato che lo Stato italiano è attualmente in grado di pagare i suoi debiti ma che, se continua con la sua crescita striminzita e se non esce dall’attuale paralisi politica, tra poco non lo sarà più: imboccherà il sentiero infernale sul quale si sono incamminate prima di noi la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e forse anche la Spagna.
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