Il luogo comune è talmente diffuso da essere ripetuto come un dogma indiscutibile: l’Italia, sia nella sua classe politica sia nella sua società civile, è un Paese spaccato in due, esasperato in un conflitto profondo. L’aggressione al presidente del Consiglio e le reazioni successive, sui siti Internet, sui muri delle università e in Parlamento dimostrano che questo scontro non solo è diventato, nel volto emblematico di Berlusconi, perfino sanguinoso, ma talmente irriducibile da rendere inutili e ipocriti gli appelli alla moderazione.
Può sembrare persino provocatorio, in questi giorni, sostenere una tesi opposta e affermare che, nonostante le apparenze, questa rappresentazione è falsa. Davanti ai problemi di come affrontare e, poi, uscire al più presto dalla crisi economica, di come riformare le istituzioni per ottenere una giustizia più affidabile, un fisco più giusto e di come garantire ai giovani un futuro meno incerto, la grande maggioranza dei cittadini sa benissimo quali riforme andrebbero varate.
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