C’è un 8 per mille che doniamo ai signori dei partiti. E per lo più senza saperlo né volerlo, come succede per la Chiesa. Anche in questo caso il trucco c’è, ma non si vede. Però mentre il giochino inventato da Tremonti (e messo poi nero su bianco in una legge del 1985) ha via via innescato un fiume di proteste, qui invece tutti zitti, non ci accorgiamo nemmeno del raggiro.
Come funziona l’8 per mille religioso? Attraverso un marchingegno giuridico che calcola pure la scelta dei contribuenti che non scelgono. Ciascuno di noi, quando compila la dichiarazione dei redditi, può infatti mettere una firma per destinarlo in favore dello Stato, della Chiesa cattolica, di altri culti minori. Ma il 60% degli italiani resta con la penna in mano, firmano soltanto 4 su 10. Poco male, perché la torta viene comunque servita per intero, tagliandone le fette in proporzione alle scelte manifestate espressamente. E così la Cei si mette in tasca un miliardo di euro l’anno, pur meritandone neanche la metà.
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