L’Occidente giudaico-cristiano, indistintamente associato all’imperialismo americano, al sionismo, all’Europa coloniale o al capitalismo e al mercato economico, non è mai stato così tanto detestato
e contestato da una simile pletora di individui che lavorano alla sua catartica distruzione. Tale odio, specchio capovolto dei valori liberali e individuali incarnati dall’Occidente considerato responsabile di tutti i mali della terra, riunisce nella contestazione che lo fomenta le tre famiglie totalitarie dell’«iperantioccidentalismo», i cui colori si sovrappongono come in un cocomero.
Il verde della scorza è il colore dell’islamismo radicale, eroe ineguagliato dell’antiegemonismo che grazie alle «rappresaglie» di al-Qa’ida contro gli yankee, o la «resistenza» del jihad iracheno, di Hamas e degli Hezbollah, sfida il Golia israeliano. Il rosso della parte interna è il colore del comunismo rivoluzionario e della nuova sinistra terzomondista: dal crollo dell’Unione Sovietica la rivoluzione rossa non è mai stata così aggressiva. Non ha ancora pronunciato l’ultima parola ma lo farà, se è necessario, usando la lingua dell’Islam, in nome dell’Unione dei Revanscisti pronti a tutto pur di far cadere l’Impero occidentale, anche ad allearsi con quel Diavolo in cui i suoi seguaci non credono.
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