Dopo nazismo e comunismo, la civiltà liberal-democratica occidentale, fondata sulle radici religiose e culturali giudaico-cristiane, si trova ora ad affrontare un nuovo fenomeno totalitario: l'islamismo radicale. I gruppi fondamentalisti jihadisti sono intenzionati ad imporre la shari'a nei paesi arabi e, non paghi di ciò, provano ad allargare la loro sfera d'influenza soprattutto nel continente europeo, anche tramite la massiccia immigrazione. E' sotto gli occhi di tutti come il Medio Oriente sia tenuto sotto scacco da governanti come l'iraniano Mahmud Ahmadinejad (il quale non fa mistero di ambire sempre più all'arma atomica) e da forze politiche estremiste come Hamas in Palestina o Hezbollah in Libano. Per non parlare del wahabismo totalizzante saudita. Mentre l'avanguardia rivoluzionaria è rappresentata senz'altro da Al Qaeda di Bin Laden ed il suo accolito Al Zawahiri. E' lo stesso islam moderato e riformatore a restare così relegato in una condizione di subalternità e marinalità di fronte all'aggressività e violenza delle fazioni più intransigenti.
Come ben sottolinea il politologo e giornalista francese Alexandre Del Valle in questo saggio, ciò che si registra oggi è una pericolosa formazione a livello mondiale di una sorta di fronte anti-occidentale «verde-rosso-nero», in cui si incontrano le sinistre terzomondiste ed antisioniste, gruppi di estrema destra antisemiti ed i sostenitori dell'applicazione universale della shari'a islamica.
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