L’Italia ha il terzo debito pubblico del mondo, con un rapporto debito/Pil pari al doppio di quello della media europea. E dai dati diffusi appena due giorni fa dalla Banca d’Italia è ancora in crescita. Non deve quindi stupire che le risorse per fare politiche di sviluppo (perché le politiche possibili a costo zero sono davvero poche) sono state in questi anni molto scarse.
Dai dati diffusi appena due giorni fa dalla Banca d’Italia il debito pubblico è in crescita e le entrate sono diminuite a febbraio del 9,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il fatto non sorprende, visto che è conseguenza diretta della decrescita economica. Non sorprende, ma preoccupa. Anche perché il prossimo anno, con una crescita stimata negativa, il rapporto debito/Pil è previsto crescere ancora. Quando il denominatore del rapporto, ovvero la crescita, si avvicina allo zero o è addirittura negativa, tutto diventa molto più arduo. Inoltre, la recessione fa diminuire le entrate fiscali, incidendo negativamente sull’avanzo primario. Se a tutto ciò aggiungiamo che vi è poco spazio per misure straordinarie, come le privatizzazioni, perché non vi è più molto da privatizzare, e se aggiungiamo che i crediti commerciali della PA ammontano ad oltre 30 miliardi di euro, e prima o poi andranno onorati, allora la situazione si fa decisamente difficile.
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