Mentre Scalfari insulta e svillaneggia l'establishment del Pdl e, in particolare, gli uomini più vicini a Berlusconi e mentre, parallelamente, il presidente della Camera Gianfranco Fini dice parolacce contro i presunti razzisti e, con ciò, passa la linea Maginot del bon ton nei rapporti con la Lega (che non è un partito razzista), Sandro Bondi, chiamato in causa da Scalfari, stronca l'ex direttore e guru permanente di Repubblica sulle colonne del Giornale e Altero Matteoli dice quel che pensa la quasi totalità del centrodestra e cioè che «le questioni politiche e culturali sollevate da Fini non appartengono alla storia di An». Ma, essendoci molta confusione sotto il cielo, questo è un buon tempo per la rivoluzione, per citare Mao, tutto sommato riabilitato dopo l'ultimo viaggio in Cina di Giulio Tremonti, che, di fronte al partito al gran completo, analizza la situazione della crisi mondiale usando le categorie di Marx, Braudel e tanto bel pensiero europeo ed occidentale.
Sulfurea condizione interna al centrodestra, che non soltanto non spaventa, ma, al contrario, eccita sul piano intellettuale e politico. Perché, da questo caos primordiale, ...
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