Davanti a Dio come bambini davanti alla madre. Cosi Ratzinger cita Giovanni Paolo I nel ricordarne la vita, le opere e la morte. Nel ricordare il breve pontificato di Luciani, Ratzinger sfoggia la perla teologica. Lui che di tutte le correnti all’interno della Chiesa ne è stato il più rigido oppositore sin dai tempi in cui era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Una frase di rara bellezza e di tagliente avanguardia, se solo si abbandona la poesia e si entra negli spazi del pensiero che la sostiene. Quello che al nostro papa non interessa fare fino in fondo. L’importante è che rimanga la tenerezza di un verso dolce e poetico e che alcuno provi a indagarne le ragioni concettuali. E’ il 10 settembre del 1978 quando Papa Luciani dice “Dio è papà, più ancora è madre”. Riprendendo un passo delle Sacre Scritture - sia dell’Antico Testamento che del Vangelo - lancia questa luce di novità sul torpore teologico della vecchia curia. La reazione è di gelo e di imbarazzo.
Dio è sempre stato per tutti il Padre. Il tema della maternità di Dio - forse perché alimenta nuovi principi nella dogmatica e, perché no, potrebbe avere delle ricadute serie nella logica dei poteri e delle posizioni gerarchiche - è stato sempre occultato o ancor peggio interpretato dai capi assoluti in una chiave che ne sminuisse la portata del contenuto filosofico e teologico. Non fu meno severo di Benedetto XVI lo stesso Wotijla, che tenne sempre a ribadire da un lato la trascendenza del divino rispetto alle due figure umane parentali, ma dall’altra a tornare sempre sull’identità paterna di dio. Accogliente e affettuoso come una madre, ma innanzitutto e soprattutto padre.
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