Il nostro sistema istituzionale marcia verso un punto di rottura. Sarebbe bello fosse una discontinuità virtuosa e consapevole, più probabilmente si tratterà di un sussulto vizioso e occulto. Le debolezze del sistema sono divenute brecce dalle quali passano interessi in contrasto con quelli collettivi. Dal sistema giudiziario crollato, al potere legislativo impantanato, a quello governativo che dispone di maggioranze parlamentari larghe ma non coese, tutto parla di un tragitto vicino al capolinea. Ma mentre la politica è assente, incapace di parlare la lingua del futuro, gli interessi reali sono presenti, spesso egoistici, sovente miopi e qualche volta stranieri. Tutti pronti a usare le debolezze del sistema per strappare qualche ultimo brano di carne al corpo economico e sociale dell’Italia.
Non è normale, ne abbiamo scritto, che chi è stato presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica, come chi è stato, o è, capo della lotta alla mafia, prenda a parlare di connivenze politiche, di stragi ordinate, d’interessi coincidenti, come se potessero essere argomenti di normale confronto. Questo è già un piede, con tutta la gamba, nel baratro.
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