Sul Corriere di ieri, Ernesto Galli della Loggia ha accesso i riflettori sul preoccupante portato culturale che deriva dall’introduzione nelle scuole italiane dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, e dai contenuti che gli si vogliono attribuire.
Si tratta di un opportuno grido d’allarme che spero non verrà lasciato cadere. Perché, così come è stato impostato, l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, oltre a presentare tutti i pericolo che Galli della Loggia evidenzia, si espone anche ad alcuni rischi più contingenti e più politici, che non per questo però vanno persi di vista.
Nel momento in cui si avvicina la discussione sulla revisione della nostra legge in materia, legare il concetto di cittadinanza alla Costituzione rischia di trasferire il tema su un piano del tutto sociologico e ideologico, rendendolo metastorico. La cittadinanza, invece, non può perdere l’ancoraggio all’interesse nazionale, che per sua natura è contingente in quanto va sempre considerato in relazione a un determinato contesto storico. Essa, per questo, deve saper contemperare tutti gli aspetti che confluiscono nell’idea di nazione. La conoscenza e il rispetto della Legge fondamentale è solamente uno di questi. Ce ne sono altri, non meno importanti, come la lingua, la comprensione della tradizione, il coinvolgimento emotivo e psicologico.
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