Le prime decisioni in campo economico-finanziario della nuova Amministrazione americana fanno presagire un vero e proprio disastro
di Antonio Martino
Gli avvenimenti di questi giorni fanno sorgere un quesito: riuscirà la libertà economica a sopravvivere alle conseguenze delle decisioni politiche nobilmente ispirate dall’obiettivo di contrastare la crisi? Per quanto riguarda gli Stati Uniti d’America c’è poco da essere ottimisti. Obama sta facendo persino peggio di quanto si temesse durante la campagna elettorale e, anche se l’economia americana è un colosso enorme e robusto, temo che le conseguenze di quanto l’inquilino della Casa Bianca sta perpetrando potrebbero rivelarsi catastrofiche.
Obama ha anzitutto dimostrato che gli errori politici non sono come le malattie esantematiche, mentre queste in genere non conoscono ricadute quelli sono suscettibili di essere ripetuti. Come sostenuto da tutti gli economisti, ciò che trasformò la grave crisi del 1929 in una catastrofe fu lo Smooth-Hawley Tariff Act del 1929 che, introducendo alte tariffe doganali su 20.000 prodotti importati negli USA, scatenò una guerra commerciale con conseguenze nefaste per tutti i paesi coinvolti. Obama col “buy American”, che favorisce l’acquisto di prodotti nazionali a scapito di quelli importati, non ha ancora scatenato una vera guerra commerciale ma ci sono avvisaglie che ciò potrebbe benissimo accadere a breve scadenza.
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