Chiedere a un costituzionalista cosa ne pensa del patriottismo costituzionale e delle politiche di integrazione rivolte alle giovani generazioni, ai “nuovi italiani” e agli italiani all’estero, potrebbe equivalere a chiedere all’acquaiolo se l’acqua è fresca. Se poi quel costituzionalista, da giovane, ha studiato l’Integrationslehre di Rudolf Smend, la domanda parrebbe a risposta ancor più scontata. Nel mio caso, non è così. Sono un costituzionalista e ho studiato Smend. Ma forse proprio per questo non mi esibirò nello scontato ossequio alle tesi integrazioniste basate sul valore della Costituzione, la “Bibbia laica” ultimo testo sacro del pensiero politically correct secolarizzato comme il faut. Darò quindi un giudizio culturalmente critico sull’iniziativa annunciata dal Presidente della Camera, il quale, insieme a un certo numero di fondazioni, promuove il progetto “Patriottismo costituzionale e cittadinanza nazionale”, destinato a tradursi in prossimi convegni e in corsi di storia politico-costituzionale e di cittadinanza nazionale rivolti agli studenti delle scuole medie superiori, con un occhio di riguardo, come si diceva, ai “nuovi italiani”.
Prima questione, relativa al valore della Costituzione. E’ questa l’occasione di scrivere che le continue, reiterate e insistite celebrazioni ascoltate, nel corso di tutto il 2008, e relative al sessantennale della Carta, mi hanno lasciato un profondo senso di insoddisfazione. Una Carta davvero viva nei suoi valori nel popolo di riferimento non ha bisogno di essere celebrata, con stanchi rituali, negli anniversari canonici. A dirla tutta, anzi, quelle celebrazioni mi sono sempre piuttosto sembrate la conferma del fatto che quella Costituzione noi l’abbiamo in realtà oggi superata.
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