Tutti coloro che sono impegnati in politica, e in modo particolare i cattolici che militano in diversi schieramenti, hanno il dovere di non far cadere nel vuoto le parole illuminanti del cardinale Angelo Bagnasco, contenute nella sua prolusione nel corso dei lavori della Conferenza Episcopale italiana. Quanto più difficili sono le condizioni del paese e l'impegno necessario a farvi fronte per assicurare un futuro migliore all'Italia, tanto più è necessario promuovere una nuova generazione di esponenti politici, «onesti e competenti», secondo l'auspicio formulato recentemente anche dal Santo Padre, capaci di agire in coerenza con l'insegnamento della Chiesa e a favore degli interessi generali del nostro paese.
L'Italia ha bisogno di profonde riforme per superare i suoi storici ritardi, per mettersi al passo con lo sviluppo, ma questa convinzione si accompagna alla fiducia nel popolo italiano, alla fiducia nei confronti di una società che non è il luogo della virtù ma neppure del menefreghismo o del qualunquismo, come pensano alcuni influenti ambienti politici e culturali. Anzi, la crisi economica che abbiamo attraversato ha dimostrato che il nostro sistema sociale, i valori della nostra tradizione, quel tessuto multiforme di cui da anni parla De Rita nelle sue ricerche, hanno dato vita ad una struttura più robusta e più sana di quanto non si creda. Questa crisi, infatti, non è la crisi del capitalismo o del mercato: essa è scaturita dall'assenza di regole, anzi dalla violazione delle regole, dalla mancanza di valori morali condivisi e di un fine sociale e umano dello sviluppo.
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