Dopo il crollo del Muro di Berlino e il successivo declino dell’Impero del Male, il Pci non si è accontentato di cambiare nome. Grazie ad alcune operazioni degne di un saltimbanco del trasformismo il “partito di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer” (come si scandiva un tempo nelle manifestazioni) è riuscito persino a procurarsi un’amnesia per decenni di storia e di vita vissuta e a ritenersi “nato ieri”. Così, adesso, gli ex Pci, travestiti da democrats, sono diventati i più strenui difensori di quelle istituzioni che, per decenni, hanno accusato di essere protagoniste di tentazioni golpiste o centri di malaffare. Prendiamo il caso della più alta magistratura repubblicana: la Presidenza della Repubblica.
Chi scrive osserva con preoccupazione la polemica strisciante e continua tra il premier e il Capo dello Stato. Se gli fosse consentito, suggerirebbe maggiore prudenza al Cavaliere, anche perché – diversamente da altri che lo hanno preceduto al Quirinale – non è certo Napolitano a guidare la cospirazione contro Berlusconi o a farne parte.
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