Rosarno rappresenta il luogo del rimosso. Rimozioni sistematiche sul problema immigrazione. Oggi non si dice neanche più «immigrazione», domina un altro registro linguistico, che parla di «integrazione». Nessuno, in realtà, ha un'idea chiara e distinta di che cosa significhi «integrazione». Pura evocazione retorica. Ma il punto sul quale ragionare è un altro: la rimozione dei dati di fatto.
Primo dato di fatto: l'islam è, più che altro, un problema. Lo è da sempre, come insegna la storia. Oggi si finge che non sia così, ma i fatti sono testardi. C'è un altro elemento. L'islam non è il destino ultimo dell'Europa - «Eurabia» -, non è obbligatorio accogliere tutti come se ciò non comportasse problema alcuno. Perché non è così. Anche l'Avvenire sta problematizzando l'approccio dell'accoglienza - altra parola cult - ad ogni costo. Il multiculturalismo, ormai, è affare degli sconfitti del postcomunismo e di un pezzo di ceto della «destra nuova», ma la realtà dice altro. Sartori e Panebianco - e non credo siano gli unici, francamente, certo loro parlano e scrivono senza reticenze - dicono seccamente: l'islam non è integrabile nell'Occidente. Credo sia così. La storia non sarà magistra vitae, ma qualcosa rappresenterà pure in termini di evidenze fattuali. Allora, stando così le cose, è inutile e ipocrita continuare a discutere di questioni laterali, fingendo di non vedere il vero nodo. Rosarno rappresenta un capitolo drammatico di guerra tra poveri....
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