Lo svilupparsi in una dimensione non più solo teorica del più grande esperimento d'ingegneria sociale che la storia dell'umanità abbia mai concepito ha segnato così in profondità il Novecento che due tra i principali storici di quel periodo dalle opposte idee (e dunque dall'opposto giudizio sul comunismo) hanno fatto coincidere i confini temporali del secolo con quelli del fenomeno. Sia per Furet che per Hobsbawm, infatti, il Novecento è nato con la Prima Guerra Mondiale che del comunismo è stata la levatrice. E si è chiuso con il 1989, con quella caduta del Muro di cui tra pochi giorni festeggeremo il ventennale.
Se ora volessimo indicare qual è il fenomeno che ha maggiormente impregnato di senso il tempo successivo alla conclusione del secolo breve, vi sarebbero pochi dubbi in proposito. Il XXI secolo, infatti, ha messo in forse qualcosa che nella storia dell'umanità non era mai stato in dubbio: l'origine dell'uomo. E il venir meno di questa certezza investe, per la sua enorme portata, sia la sfera più intima sia lo spazio pubblico, producendo ricadute che impongono scelte pubbliche e che, per questo, hanno la forza di condizionare l'agenda delle priorità politiche, generando inedite conflittualità e linee di frattura.
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