All’efficienza nel perseguire i finanziamenti illeciti dei partiti politici, non ha corrisposto una simile energia dei magistrati nei confronti del terrorismo. Con la legge sui pentiti, approvata nel 1982 per sconfiggere il terrorismo, i magistrati non si sono mai posti finora il problema dei fiancheggiatori e dei mandanti politici, ma si sono limitati a raccogliere le denunce dei pentiti sui compagni di lotta armata e ad assicurarli alla giustizia. I pentiti non denunciarono mai la folta schiera di fiancheggiatori, che li aiutavano a vivere in clandestinità, fornivano indicazioni sulle abitudini degli obiettivi da colpire, tenevano contatti con politici, giornalisti, intellettuali, accademici, i quali, come dichiaravano pubblicamente, non erano “né con lo stato, né con le bierre”.
Gian Carlo Caselli ha escluso categoricamente la possibilità di mandanti politici per le brigate rosse, perché strutturalmente diverse dalla mafia, diversamente da Rossana Rossanda e Moretti e da Franceschini, che ha parlato anche di magistrati compiacenti.
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