Non fanno cortei in piazza. Non gridano slogan. Non si sognano neanche di far sfilare i loro bambini dietro gli striscioni, non usano gli immigrati per la loro protesta e non cercano la pubblicità delle telecamere e dei giornali per amplificare il loro pensiero. Ma sono persone normali, con un lavoro normale, che probabilmente non consente neanche a loro di arrivare senza problemi a fine mese, che votano ma non sono politicizzate, che non amano lo scontro ideologico e che con ogni probabilità non sanno neanche di appartenere a quell’opinione pubblica senza identità cui tanto si sono affezionati Scalfari e Repubblica. Magari hanno votato Berlusconi o magari no. Però sentono, capiscono che il momento per il paese è cruciale. E orientano le loro scelte sulla base non della tessera del partito ma del buon senso. E indirizzate da quel buon senso decidono quello che è meglio per i loro figli e per la società in cui si troveranno a vivere in futuro.
Non sono intimoriti dagli spauracchi delle contestazioni né assordati dagli urli della protesta, ma esprimono in massa una richiesta di ritorno all’ordine, e nel farlo non pensano neanche per un attimo alla “deriva putiniana” di Berlusconi ma sentono che il nostro è un paese in crisi, che vive ormai da troppo tempo un’emergenza permanente e che questa emergenza riguarda tutti così da vicino da coinvolgere per primi proprio i piccolissimi e poi i giovani e poi tutti coloro che dovranno costruire l’Italia del futuro.
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