Appartengo al novero di coloro che ritengono la Costituzione repubblicana elaborata dall’Assemblea costituente pienamente inserita nella linea di svolgimento e di sviluppo del costituzionalismo liberale che, nato dal Risorgimento, aveva rappresentato il fulcro ideale della vita pubblica italiana per un secolo e mezzo, dalla fine dell’antico regime in poi. Infatti, come ebbi occasione di scrivere in un tempo ormai lontano, i principi fondamentali che ispirarono i costituenti e gli istituti nei quali essi ordinarono lo Stato, anche se in molti casi nuovi e in altri rinnovati rispetto agli stampi ed agli schemi del diritto pubblico inaugurato nel Risorgimento, non rappresentarono una reale soluzione di continuità nella storia costituzionale italiana.
Anzi si può ben dire che le novità, totali o parziali introdotte dalla Costituzione del 1948 nel nostro ordinamento erano per lo più destinate ad apparire ai più attenti osservatori come il completamento ed il perfezionamento degli istituti essenziali sui quali si era venuto costruendo e sviluppando l’apparato statale italiano. La Costituzione aveva rispettato infatti, almeno nelle linee essenziali, la tradizione normativa e istituzionale fondata sui princìpi e sui valori che, originati dal costituzionalismo liberale dell’Ottocento, erano stati sviluppati dalle tendenze democratiche del secolo successivo che da quello erano derivate.
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