La svolta a sinistra di Di Pietro, iniziata all'indomani delle elezioni politiche dell'aprile 2008 e proseguita, con un crescendo quotidiano, nei mesi successivi fino alla definitiva consacrazione del «compagno» Tonino avvenuta lo scorso novembre durante una conferenza stampa congiunta con il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, conosce oggi una nuova, robusta accelerazione. Dalla toga alla falce e martello, il passo non è stato semplice, ma il caparbio leader dell'Italia dei Valori ci s'è messo d'impegno, e oggi la metamorfosi può dirsi compiuta. Non che Di Pietro abbia smesso l'abito mentale e ideologico dell'ex pm - basta leggere le sue dichiarazioni giornaliere in difesa della sacralità e dell'intangibilità della magistratura di qualsiasi ordine e grado per rendersene conto - ma egli ha capito che per riuscire a raggranellare nuovi consensi e fare breccia in settori inesplorati dell'elettorato italiano ci voleva il salto - si fa per dire - di qualità.
Così l'astuto Tonino si è guardato in giro e ha visto che l'unico spazio nel quale ci si poteva avventurare per fare man bassa di voti era quello della sinistra dura e pura, uscita con le ossa rotta dalle elezioni del 2008 e priva di rappresentanza parlamentare non avendo raggiunto la soglia minima per entrare a Palazzo
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