Il Presidente ceco costretto a firmare il Trattato di Lisbona cui si è sempre opposto.
di Carlo Lottieri
In molti, tra gli euroscettici, hanno sperato che il presidente ceco Vaclav Klaus si ponesse quale pietra d'inciampo sulla strada di un potere europeo che procede a tappe forzate verso la costruzione dello Stato continentale e che vede nel Trattato di Lisbona una tappa cruciale nel perseguimento di tale obiettivo. Ma la speranza che egli imiti quel giovane che sulla piazza di Tienanmen, nel 1989, bloccò l'avanzata di un carro armato dell' esercito cinese, è destinata ad essere delusa: ieri ha ammesso che sarà costretto a cedere.
Non si tratta di mancanza di coraggio, ma dell`ovvia considerazione che una piccola nazione non può impedire il funzionamento dell'intera Unione. Forte del sostegno popolare (gli ultimi sondaggi parlano di due cechi su tre che ne condividono la battaglia), Klaus cercherà di ottenere qualche eccezione per la Cechia e poi lascerà che gli europei -se lo vogliono-proseguano sulla loro cattiva strada.
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