Una concezione del diritto del tutto staccata dalla ragione può tramutarsi in un grimaldello per scardinare la coscienza di un popolo, cancellare convenzioni stratificatesi nel tempo e motivare gravi violazioni contro l'uomo. Ecco allora che nel nome di un malinteso diritto alla vita si invocano l’aborto o l’eutanasia; o che nel nome del diritto di ciascuno a una famiglia o alla genitorialità vengono leggimitati i matrimoni gay o le adozioni da parte dei single.
Diventati mere convenzioni da giuristi, i diritti si trasformano così in miti giuridici della modernità, in nuovi modi per annichilire l’uomo donandogli un'infinita possibilità di scelta. E' la frontiera dei “nuovi diritti”, dove si gioca la battaglia antropologica, e l'uomo viene ridotto a un individuo sciolto da ogni relazionalità sociale, la cui unica capacità di espressione è da individuarsi nella sua libertà. A sua volta ridotta a mera facoltà di scegliere.
Proprio intorno alla libertà e ai diritti umani, il 27 agosto nella cornice del Meeting di Rimini, tre esperti si sono confrontati muovendo nelle loro riflessioni dal discorso pronunciato da Benedetto XVI, il 18 aprile scorso, alle Nazioni Unite di New York. La prima a prendere la parola è stata Mary Ann Glendon, ambasciatrice USA presso la Santa Sede, esperta di bioetica e diritto internazionale, che nel 1995 – prima donna a rivestire un incarico del genere – ha guidato la delegazione della Santa Sede a alla IV Conferenza mondiale delle nazioni unite sulle donne svoltosi a Pechino.
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