«L’impulso religioso, la domanda di senso che trascende lo spazio ristretto dell’esistenza empirica in questo mondo, ha sempre rappresentato una dimensione dell’umanità (questa non è una affermazione teologica, ma antropologica – anche un filosofo agnostico o un ateo potrebbe condividerla). Ci vorrebbe una sorta di mutazione genetica per estinguere questo impulso verso il bene». Con questo epitaffio, tratto dal volume del sociologo Peter Berger, The Desecularization of the World: A Global Overview, il filosofo statunitense Robert Royal apre questo suo importante saggio dall’emblematico titolo: Il Dio che non ha fallito. Come la religione ha costruito e sostenuto l’Occidente. Robert Royal è un autore significativo nel panorama culturale nordamericano. È stato per anni vicepresidente di uno dei maggiori think-tank di Washington, l’Ethics and Public Policy Center e da qualche anno ha fondato e presiede un nuovo think-tank, il cui nome rinvia immediatamente alla tesi centrale del libro che mi onoro di presentare: “Faith & Reason Institute”. Il Faith & Reason Institute è impegnato a diffondere una cultura che promuova tanto la fede come la ragione, in quanto dimensioni dell’umana esistenza. Le attività dell’Istituto spaziano dall’economia alla politica, dalla scienza alla tecnologia, dall’ambiente alla bioetica, avendo come prospettiva l’insegnamento dell’enciclica di Giovanni Paolo II Fides et ratio.
Il libro di Royal tenta di evidenziare un problema che è di ordine esistenziale, politico, oltre che storico: qual è l’avvenire della religione, e in modo particolare del Cristianesimo, tanto in Europa quanto nella realtà culturale e politica dell’Occidente?
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