I più grandi incubi totalitari del Novecento trovavano la loro più degna scenografia nella tirannia dei media. Da Orwell sino al quarto potere la narrativa fantapolitica ha covato la fobia del sopravvento dei media sulla democrazia. Ora quest'incubo sta passando dalle pagine dei romanzi alle cronache della realtà. In Italia è già avvenuto un colpo di stato mediatico.
L'informazione di sinistra si è costituita, nel corso dei decenni, in un potere autonomo e quasi inattaccabile. Il paragone con la magistratura è tanto calzante quanto allarmante. Entrambi sono due poteri autonomi, ma i media non sono «coperti» dalla costituzione. Sono un potere forte ma informale. Entrambi seguono la logica del reato, del giudizio, della condanna e dell'espiazione.
I media sono una vera e propria casta, che ha emarginato il concetto di servizio professionale per sostituirlo con un'etica della lotta politica. In quest'ottica il giornalismo militante degli anni Settanta è stato soltanto un esercizio di riscaldamento. Il bello è venuto dopo, cioè oggi. C'è infatti un elemento che neppure i più fecondi romanzieri potevano immaginare. Lo stereotipo classico era quello di una dittatura mediatica imposta da un regime totalitario. In Italia no. Qui il colpo di stato si è verificato quando l'ultimo grande regime totalitario, il comunismo, si era da poco disintegrato su scala internazionale. Il golpe l'hanno fatto i media, non il partito comunista: è la mediacrazia, cioè il potere dei media, che non è l'evoluzione naturale di una tirannia.
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