«La religione è l'oppio dei popoli». La celeberrima, ma quanto mai obsoleta espressione di Karl Marx, che per decenni ha rappresentato la formula magica dei rituali ateistici ed antiecclesiastici del socialismo reale italiano e mondiale, sembra aver perduto, sotto il peso della storia, esattamente sotto il crollo del muro di Berlino che con sé ha sepolto i resti delle utopie totalitarie del XX secolo, la propria capacità di slancio nel trascinare i cuori delle masse per iniziarle al pensiero del materialismo storico. La storia, già da un ventennio, avrebbe dovuto ridestare il mondo dal sonno dogmatico del socialismo reale (e del germe ateistico che in esso trova un accogliente alveo), e di fatto così è stato, ma non per tutti.
Vi è qualcuno, infatti, che sembra ancora così profondamente assopito nel torpore ideologico, da apparire come un vero e proprio «sonnambulo della storia», cioè come colui che decide di ignorare pervicacemente la realtà storica e i mutamenti di quest'ultima, pur volendosi in essa aggirare con la medesima presunta disinvoltura di chi ambisse di correre bendato e al buio una gara ad ostacoli.
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