Forse bisognerebbe partire da ciò che ha detto il Ministro Gelmini nella conferenza stampa col Capo del Governo: "Ho avviato controlli in alcuni atenei che sono vicini al dissesto finanziario e che sono peraltro quelli dove le occupazioni sono più forti [...] Il tentativo di riversare sul governo la responsabilità di una cattiva gestione che oggi raggiunge il livello di guardia è smentito dai fatti. Quindi cerchiamo di mettere le carte in tavola, di giocare a carte scoperte".
Tristemente, o pateticamente, l'autunnale protesta del mondo della scuola è purtroppo, come gli spaghetti, il mandolino e la mafia, parte integrante del folklore italiano; e fa bene Berlusconi a dire che occorre porre fine ad una buffonata che dura da decenni. Un male endemico ed indifferente ai contenuti ed ai governi, come ben sa chi ricorda le proteste contro le riforme di Berlinguer. Il tutto --con le irrinunciabili occupazioni, piccole e grandi violenze, tentativi di intimidire chi si rifiuta di firmare documenti deliranti, etc.-- nel paese in cui si vorrebbe insegnare ad ogni livello la 'cultura della legalità', il rispetto delle 'diversità' e il 'patriottismo costituzionale' (le versioni moderna e colte della vecchia 'educazione civica').
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