Con l’espressione diritto della croce, ad una prima e superficiale ricognizione, si potrebbe intendere il diritto di esporre il crocifisso per coloro che vi credono, soprattutto alla luce della recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha negato il diritto della maggioranza per tutelare la minoranza da una presunta lesione di carattere morale che l’esposizione del crocifisso a quest’ultima arrecherebbe. Tuttavia, oltre la miopia culturale della Corte Europea, oltre il fanatismo di coloro che hanno salutato questa decisione come una nuova ventata di laicità (più o meno consapevoli che si tratta in effetti di bieco laicismo ), oltre la reale lesione che ha subito la maggioranza degli europei che in quel crocifisso crede e si identifica (seppur dalle diverse prospettive delle differenti confessioni), per diritto della croce si può, anzi si deve, alla luce del mero dato storico, intendere ben altro.
Per diritto della croce si deve intendere una prospettiva più profonda, una dimensione ontologica, midollare si potrebbe osare, della civiltà occidentale in genere e di quella europea in particolare, che proprio dal crocifisso, da ciò che esso rappresenta, dalla sua storia, dalla sua origine, trae la vitalità che tanto l’ha distinta nel tempo, cioè la cultura giuridica moderna, intrisa di concetti come democrazia e Stato di diritto che si fondano su diversi principi di matrice esclusivamente ed incontestabilmente più che generalmente cristiana, autenticamente cristica.
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