Ci risiamo, purtroppo. I soliti capitalisti senza capitali, acquistano a prezzo superscontato un monopolio di fatto, con l’aiuto delle solite banche, il tutto a spese del contribuente. Questa volta però c’è una differenza, tanto fondamentale, quanto deprimente; a farlo è un governo che si definisce liberale e che ha completamente delegato la gestione del dossier Alitalia, a chi faceva orgogliosamente la fila ai gazebo per votare Veltroni. Non so se questo sia il frutto dei troppi Richelieu di Palazzo Chigi o l’improvvisata cultura liberale di alcuni ambienti dell’attuale maggioranza, ma so per certo che sarà il solito papocchio costoso (per i contribuenti) e inefficiente (per i viaggiatori).
La storia è questa. Lo Stato, cioè noi contribuenti, si tiene tutti i debiti di Alitalia e tutti gli esuberi (tra 6500 e 7000) che verranno riassorbiti dall’Agenzia delle Entrate, dalle Poste e dal Catasto, alla faccia della riduzione dei costi della Pubblica Amministrazione (qualcuno l’ha detto al Ministro Brunetta?!). Un manipolo di “capitani coraggiosi” con pochi spiccioli a testa e a prezzi di saldo compreranno velivoli, slot, potranno rinegoziare contratti in essere ed acquisiranno di fatto il monopolio delle maggiori tratte aeree italiane (Alitalia + Air One) con il benestare dell’Antitrust, piegata a non meglio definiti interessi nazionali. Così per andare da Milano a Roma sarà necessario accendere un mutuo e forse per farsi un week-end sull’Etna, bisognerà fare scalo a Palermo.
Ultima puntata, diciamo, fra due o tre anni: i “capitani coraggiosi” venderanno quote sostanziose ad Air France o a Lufthansa e si porteranno a casa la solita cospicua plusvalenza. Nel frattempo, chi restituirà allo Stato (cioè a noi contribuenti) i 300 milioni del prestito ponte? E ai piccoli risparmiatori, detentori di obligazioni e/o azioni Alitalia, chi ci pensa?
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