Luciano Pellicani ha dedicato molti lavori allo studio della mentalità rivoluzionaria. Lo ha fatto servendosi di categorie desunte dalla sociologia religiosa. A suo avviso, i rivoluzionari di professione sono portatori di una visione del mondo gnostica. Essi sono convinti, infatti, che alla decadenza del presente dovrà necessariamente fare seguito un avvenire radioso. Per affrettare questa fine dei tempi la violenza annientatrice è non solo giustificata, ma attivamente promossa e praticata, perché solo distruggendo dalle fondamenta il disordine presente, sarà possibile edificare il futuro paradiso in terra. Il perfettismo politico messianico è portatore, insomma, di una inevitabile pulsione sterminatrice.
Questo nucleo concettuale, che abbiamo riassunto in maniera fin troppo schematica, è alla base anche dell’ultimo libro di Pellicani (Lenin e Hitler. I due volti del totalitarismo, pp. 138, € 16,00, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009). Tuttavia, in questa occasione l’analisi è baricentrata diversamente. Più che la fede del rivoluzionario si tenta di mettere a fuoco le conseguenze di essa: il fenomeno totalitario. In altri termini, la nozione di millenarismo politico non viene esplicitamente tematizzata, ma costituisce un presupposto dell’analisi.
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