Sono italiano e liberale e per entrambe le ragioni sono insoddisfatto delle politiche di questo governo
di Antonio Martino
L’onorevole Giuseppe Mariniello mi chiama garbatamente in causa dalle colonne del nostro giornale con questa affermazione: “meraviglia che la compagine tenti di usare il prestigio dell’On. Martino che per altro ricordo quale fautore dello Stato leggero e dell’efficiente gestione delle risorse pubbliche.” Gli sono grato per il prestigio che mi attribuisce e per il corretto ricordo della mia posizione politica, ma vorrei senza alcun intento polemico suggerirgli alcune riflessioni.
Il centro-destra ha vinto le elezioni del 1994, del 2001 e del 2008 sempre con lo stesso programma politico evidentemente gradito dalla maggioranza degli elettori di tutt’Italia: l’esistente che abbiamo ereditato da mezzo secolo di politiche stataliste del consociativismo catto-comunista va cambiato non gestito; l’Italia ha bisogno di riforme, non di manovre. La direzione del cambiamento offerta da FI prima e dal Pdl poi è sempre stata una: ridurre l’invadenza del pubblico, l’occupazione della nostra vita ad opera della politica, ed ampliare gli spazi di libertà personale. Essendo stato uno dei fondatori di FI ed avendo con convinzione e lealtà sostenuto il mio partito dalla sua nascita, posso testimoniare che le parole più usate da Silvio Berlusconi sono libertà e liberale. In occasione del primo congresso del Pdl egli ha rinnovato una sua vecchia promessa: realizzare una “rivoluzione liberale”.
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