Vedremo domani se queste elezioni avranno fatto degli astenuti il primo partito. d’Italia. Ciò che colpisce è il modo in cui una scelta inoffensiva (non recarsi al seggio) sia oggetto delle peggiori contumelie. L’Italia è storicamente un Paese di votanti impenitenti, il che a dir la verità non è che ci abbia mai garantito un brillante buongoverno. Altrove, per esempio negli Usa, di norma sono invece i votanti ad essere pochini. Questo riflette perlomeno due caratteristiche del nostro Paese: la pervasività della politica (che produce abbondanti benefici e clientele, e quindi votanti interessati), e l’alta partecipazione alla discussione politica. Secondo un vecchio stereotipo, nei bar italiani si parla di calcio oppure di politica. Meglio sarebbe dire che si parla “indifferentemente” di calcio o di politica: perché il tono della discussione è il medesimo. Siamo una repubblica di tifosi.
L’astensione viene quindi associata a uno stato di apatia o doppiezza. I non-votanti come la Svizzera: neutrali per convenienza. O peggio ancora come lo striminzito club di calcio-laici: silenziosi per indolenza. Restiamo un Paese in cui “appartenere” è un sottinteso dell’essere.
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