Il federalismo fiscale, la “rivoluzione copernicana” che il Governo conta di avviare tra pochi giorni, a settembre, ha per intanto già prodotto un cambiamento radicale: una mutazione negli equilibri fra Regioni, Comuni e Governo.
E’ passata, almeno pare, la grande paura. Quella, cioè, di lasciare a secco intere aree del Meridione, un timore alimentato soprattutto da una serie di simulazioni numeriche – come quella diffusa pochi giorni fa della CGIA di Mestre – basate sulla bozza originaria (il DL “Lombardia”).
Piace, inutile girarci attorno, il principio cardine della riforma: quello della responsabilità. Fatti fermi i vari meccanismi perequativi, la solidarietà tra le regioni si trasformerà infatti in una solidarietà responsabilizzante. Dove è la garanzia che non si spaccherà il Paese? Come affermazione di principio, la garanzia è data dall’erogazione di tutti i servizi pubblici, sanitari, educativi, assistenziali, a costi standard. La pausa ferragostana sembra aver fatto riflettere un po’ tutti ed in primis i Comuni: se ancora al 31 luglio erano il freno della bozza Calderoli, oggi sembrano apprezzare molto gli ultimi aggiustamenti della proposta.
Più in dettaglio, la bozza Calderoli, quasi pronta per il passaggio in Cdm l’11 settembre prossimo, prevede l’abbandono del principio della spesa storica, ovvero la valutazione del fabbisogno sulla base delle uscite dell’anno precedente, e l’adozione del criterio dei costi standard, ovvero il calcolo dei costi a seconda delle caratteristiche dei diversi settori. Calcolati i costi infatti, stabilite le compentenze, queste verranno finanziate dalle Regioni con l’lIrap, dai Comuni con gli immobili, dalle Province con auto e trasporti.
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