«La gloria di colui che tutto move/ per l'universo penetra, e risplende/ in una parte più e meno altrove». Nella prima terzina del Paradiso di Dante può trovarsi riassunto il tema del Convegno internazionale organizzato a Roma da Camillo Ruini e dalla Cei tra il 10 e il 12 dicembre scorso. L'evento di portata amplissima, che ha visto l'affluenza di più di 2500 partecipanti, più di 150 giornalisti accreditati e svariate reti televisive, era incentrato su Dio e sulle interazioni tra Dio e la scienza, l'arte, il diritto, la vita, il cinema, la televisione, la filosofia.
Tra i numerosi relatori di spicco erano presenti il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara, il filosofo del diritto Francesco D'Agostino, il filosofo Massimo Cacciari, il Patriarca di Venezia Angelo Scola, il filosofo Emanuele Severino, l'Arcivescovo di Bologna Cardinale Carlo Caffarra, il filosofo Robert Spaemann, il Direttore della Specola Vaticana George Coyne, il filosofo Peter van Inwagen, il Direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, il critico televisivo Aldo Grasso, lo storico Ernesto Galli della Loggia, il filosofo teoretico Salvatore Natoli, il fisico Ugo Amaldi, il matematico Martin Nowak, il filosofo Roger Scruton, il filosofo Remi Brague, il teologo e astronomo Giuseppe Tanzella Nitti e tanti altri illustri rappresentanti della ahinoi minoritaria sana cultura odierna, cioè di quella cultura, intesa più come bildung che non come semplice kultur (per dirla con i tedeschi), che in quanto tale non scalcia e non raglia contro Dio, ma riconosce come verità di ragione la validità culturale della religione e la ragionevolezza dell'esistenza di Dio.
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