A pochi giorni dalla cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici la Repubblica Popolare Cinese è stata colpita da un attentato nel Turkestan orientale, l'area più meridionale della provincia dello Xinjiang. L'attentato è stato attribuito alla minoranza musulmana sufista degli Uiguri, etnia di ascendenza turca. Spesso relegato a un ruolo secondario rispetto alla questione tibetana, il contrasto fra Uiguri e governo di Pechino dura da più di vent'anni ed ha provocato centinaia di vittime. È stata, inoltre, una delle ragioni per le quali si verificò l'avvicinamento nella lotta al terrorismo internazionale fra Stati Uniti e Cina nell'immediato post 11 settembre.
L'attentato è una delle falle in quell'aurea di perfezione che Pechino ostenta fin dall'assegnazione dei Giochi. Stadi ed infrastrutture costruiti a tempo di record, una perfetta macchina organizzativa che ha visto il reclutamento di migliaia di volontari, cerimonia di apertura che si preannuncia spettacolare e che, a sentire le anteprime e a vedere le immagini rubate, va a magnificare la cultura e la potenza millenaria del paese. Tutto creato ad arte per mostrare al mondo gli splendori e la ricchezza che derivano dalla scelta della via dello sviluppo pacifico. In definitiva, una Cina che vuole mostrare di essere un paese all'avanguardia e di poter competere con i «grandi».
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