Questo il verdetto dei tre milioni di elettori irlandesi, o meglio sarebbe dire di un’ampia maggioranza di coloro (non molti) che si sono recati alle urne.
L’allarme era stato lanciato circa una settimana fa. La percentuale dei «no» aveva superato quella dei «sì», ma il dato che realmente preoccupava gli osservatori più accreditati era il livello di astensione. Come nel 2001 per la bocciatura del Trattato di Nizza la scarsa affluenza è di solito sinonimo di successo per la parte di elettorato più motivato e questo, quasi sempre, è quello che vuole mandare un segnale forte, un voto di protesta e di rigetto.
Se i dati saranno confermati il livello di partecipazione oscilla tra il 45 e il 50%, mentre il «no» si è imposto con percentuali che stanno tra il 53 e il 60%, ma che arrivano addirittura al 61,7% nella contea Nord-Occidentale di Mayo (il dato ufficiale complessivo al momento parla di 53,4% «no» contro 46,6% «si’» vedi http://www.ireland.com/newspaper/breaking/2008/0613/breaking1.htm).
La sociologia del voto sanzione, anche se si tratta più di impressioni che di dati scientifici, assomiglia molto a quella del «no» francese del maggio 2005. Voto positivo tra le classi medie e nelle circoscrizioni benestanti, secco «no» nei quartieri operai e, nel caso irlandese, particolarmente accentuato nelle aree agricole.
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