Fausto Bertinotti si è esercitato in un tardivo mea culpa: “La rivoluzione di Praga fu lasciata sola. E’ onesto dire che le migliaia di giovani che manifestavano da Berlino a Parigi, a Roma a Milano, non riconobbero i loro fratelli della Primavera di Praga, non videro che, nel cuore dell’Europa, c’era qualcuno che parlava del loro futuro”. Troppo elitari e ideologizzati, i sessantottini italiani non potevano comprendere il significato di quello che stava accadendo nella democrazia socialista cecoslovacca.
Questa dichiarazione ha provocato la reazione stizzita di Pietro Ingrao, il grande vecchio del marxismo italiano: “Scrissi di mio pugno la condanna dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia – ha detto Ingrao – e la sconfitta di Dubcek fu la nostra”. Di mezzo c’è anche il viaggio che Luigi Longo fece a Praga a ridosso della invasione: “Fu un colpo di fulmine, l’Urss ci aveva assicurato che non sarebbe intervenuta”
Read »
Delicious
Digg
Facebook
Google
Yahoo
Technorati